martedì 2 febbraio 2010
In salute e in malattia... o quasi
"No, non si preoccupi, con quello che le ho iniettato non vomiterà più almeno per 24 ore e poi ora le prescrivo della roba per non farla vomitare più. Senta, dove mi posso accomodare per scriverle le ricette e la diagnosi?"
"Qua, venga, in cucina." un ciabattìo lento viene seguito dai passi dei due medici.
"Ok, allora, cervicobrachialgia aggravata da fotofobia, nausea, vomito e vertigini" (e io che avevo detto?!?)
"Poverina! Per quanto ne avrà?"
"Una settimana, come minimo. E' una cosa che richiede un pò di tempo per migliorare; l'ha proprio presa di brutto; abbia pazienza... Uhm, senta, per compilare bene la pratica le devo fare delle domande su sua moglie."
"Orcu, si, si... Dica, dica" e lo senti accomodarsi
"Anni?"
"45" Ecco, pensi tu, già mi ha dato 6 mesi in più, 'sto maleducato...
"Nata a?"
"Benevento, ma non si sente, sa? Voglio dire, insomma, lei lo ha sentito, non ha l'accento napoletano, capisce?" Certo, certo che capisce, scemo... E se è libanese veramente, è la volta buona che non cambia più idea sugli italiani razzisti.
"Certo, si. Sua moglie è allergica a qualcosa?"
"No, no...." Silenzio meditativo e quasi te lo vedi, come quel personaggio di Verdone che inizia a parlare e poi va in coma labiale con gli occhi riversi al cielo...e... "No, scusi, anzi si! E' allergica al nichel, all'oro e al ketoconazolo. Cavolo, non lo avevo ricordato, mi scusi!"
"No problem. Sua moglie ha subito interventi ultimamente?"
"No, no..." Silenzio meditativo come sopra "No, scusi, si!! Mi scusi, si... E' stata operata al tendine quattro anni fa"...
"Ok, tendine"
"Oh! Mi scusi, mi ero dimenticato, si, ed ha avuto anche il cesareo!"
"Ok, tendine e cesareo..."
"Già, già... Hmmm"..... "Oh, cavolo! Si, e le hanno pure asportato la cistifellea l'anno scorso! Cavolo, mi scusi, me l'ero dimenticato..."
"OKKK! Tendine, cesareo, cistifellea... Nient'altro?"
"No, mi scusi, nient'altro... Almeno che io mi ricordi ora... Oh, no! Davvero, mi scusi, solo questa e poi è finita, almeno credo... Ha una cicatrice di 25 punti sul braccio destro ma non mi ricordo se è perchè voleva menare suo fratello e beccò la porta di vetro o se era stata poco attenta con l'affettatrice del ristorante dei suoi... o forse quello era il pollice con quel pezzettino minuscolo che manca? Vabbè, veda lei."
Gentilissimo, Mr Lebanon, deve essersi scambiato uno sguardo di intesa con il suo collega cercando di visionare le uscite d'emergenza di casa tua, ne sei sicura...
"Non si preoccupi, va bene così..."
"Hmmm già..."
"Hmmm... "
E' proprio in quel momento che lo senti. Voce preoccupata, quasi avesse realizzato una cosa all'improvviso, come Winnie ThePooh che fa lo sguardo un pò ebete e poi dice: "Pensandoci bene, dottore, mia moglie è proprio un rottame, neh?"
Oh, maledetto infido uomo che non sei altro!!! Non sono mica in coma!? Io ti sento ancora!!
"Sua moglie? No, dai, in realtà, sono cose che succedono. Non la vedo messa male. E' il freddo, quello che frega, sa?" Gentile Mr Lebanon, god bless you, qualsiasi sia il tuo Dio, davvero...
Già, è proprio il freddo che ci frega; quello dell'anima... E, come disse il prete del Piccolo Cottolengo (e questo già stava a dirla tutta sul vostro matrimonio...) che vi sposò? "... In salute e in malattia, in ricchezza e in povertà..." Si, proprio così... Ma ti aspetto al varco, stai sicuro, con il prossimo raffreddore che ti verrà.
mercoledì 27 gennaio 2010
Antica saggezza napoletana, (o dolce vendetta?)
Succede che, il giorno prima, in occasione di alcuni pettegolezzi che girano su alcuni inquilini del palazzo dove abita mia mamma, quest'ultima, assieme a mia sorella, inizia una discussione sulle prostitute e sul mestiere più vecchio del mondo. Si sa che io devo sempre litigare, che devo sempre essere all'opposto del comun pensiero e si sa che, se qualcosa non mi viene detto come la penso io in quel momento, inizio ad essere verbalmente aggressiva e castrante. Così le accuso di essere poco tolleranti e bacchettone, come al solito. Ci metto un pò di frasi ad effetto tipo: "voi parlate pure, ma siamo tutte prostitute. L'unica differenza sta nel fatto che loro si fanno pagare in moneta e noi, invece, se ci riusciamo, facendoci buttare giù la pattumiera" oppure "ma una avrà pure il diritto di fare ciò che vuole del proprio corpo o no??" o meglio "ma voi non sapete nemmeno se quelle là sono obbligate! se gli mettono la pistola alla tempia ogni sera prima di farle uscire a fare le marchette! E che cavolo!!! Un pò di tolleranza, no??" Fatto sta che alla fine, mia sorella, per venirmi incontro, mi dice che, magari, sarebbe opportuno riaprire le case chiuse e io, prendendola per il culo, le dico di scrivere a Berlusconi che, magari, esaudisce il suo desiderio. Mi becco il mio giusto e fraterno vaffanculo e andiamo tutti fuori a comprare i botti e le stelline per il capodanno. Questa è la premessa... Il giorno dopo, mentre stiamo pranzando (e la televisione è accesa - bruttissima abitudine di mia mamma che non riuscirò mai ad eradicare...) ecco che inizia una trasmissione che ha un titolo (fammi ricordare bene...) tipo: "L'anno che è passato". In breve, in questa trasmissione, facevano il conto di tutte le cose belle, tutte le cose brutte, tutte le cose straordinarie, tutte le cose etc... che erano successe nel 2009 e ne facevano, per ognuna, un mini-servizio che ricordava i momenti clou dell'evento. Beh, fatto sta che, arrivati al periodo intorno a fine anno, il conduttore assume un'aria mesta, contrita e si accartoccia su sè stesso senza forbire parola. La conduttrice lo imita nella posizione, ma ha il coraggio di aprire bocca (le donne, eh?...) e inizia: "Settembre" (se non sbaglio) "ha visto un periodo piuttosto burrascoso per la politica italiana. Infatti il Presidente della Regione Lazio, Dr. Marrazzo...." e così continua la spiegazione del fattaccio con tanto di foto etc. Sento mia mamma bisbigliare, tra se e sè (ma non troppo) un semplice ed efficace "stu zuzzùs.." (traduzione del redattore: "questo sporcaccione") e io che, in realtà ero rimasta molto colpita da questo evento, ribatto con voce calma: "Beh mamma, ti devo dire la verità: a me ha scioccato più che altro il fatto che lui si fosse posto sempre come paladino della giustizia e delle cose fatte bene. Ecco, io lo stimavo molto perchè lo ricordavo bene, quando conduceva Mi manda RaiTre, e la cosa mi ha addolorato, onestamente, non mi sarei mai aspettata un comportamento del genere." Poi sospiro mestamente, proprio come il conduttore, riprendo in mano il mio cucchiaio e ingoio un altro boccone di minestrina pre-cenone abbuffante. Allorchè, sento mia mamma che sbatte il suo cucchiaio nel piatto attirando la mia attenzione. Mi giro, la guardo e lei, sorridendo mefistofelicamente, dice: "E comm'è Rusinè? Nù poch è tolleranza, no? Attè te piace o babbà? E a ìss ce piace ò tarall!!"
giovedì 3 dicembre 2009
La compatuta...
Lo trovo molto difficile. Faccio davvero tanta difficoltà a cercare di non vedere la cattiveria nei bambini. Non la sopporto. Non la voglio concepire. Non ci voglio credere e non ne voglio sentir parlare. La retorica sulla crudeltà dei bambini? Non ha mai avuto nessuna chance con me. Forse perché ne ho accuditi così tanti, che ognuno di loro è stato parte integrante della mia vita e perciò non posso vederli come esseri intenzionalmente cattivi. Non lo sopporterei. Una delle amiche di mia figlia, però, mi sta facendo ricredere su questa cosa e io, tra tutti i cambiamenti che occorrono in una vita normale, questo qua proprio non lo posso accettare. Posso accettare la piccola menzogna di Laura che, genietto sbadato quale è, si dimentica di fare merenda perché è troppo occupata a leggere libri sull'alchimia. Posso accettare che, nonostante le mie raccomandazioni, lei si dimentichi di piegare i vestiti sulla sedia prima di andare a dormire. Posso accettare che mi menta, occasionalmente, sull'essersi lavata i denti perchè la assillo giorno e notte su 'sta cosa. Non posso accettare, però che la bambina che si reputa tua amica dica una cosa davvero cattiva nei tuoi confronti mentendo, umiliandoti e facendolo, in più, proprio davanti a te. Tu torni a casa da me e ti sfoghi e piangi e io? Io cosa posso mai fare? Vorrei uscire, comprare un bazooka nella merceria sotto casa (mi immagino la faccia della signora quando glielo chiederei) e scaricarlo addosso alla perfida adolescente. Ecco, io, ora, la detesto. Io la prenderei a schiaffi e la sbatterei così tante volte sul muro che ne farei una carta da parati "ready to apply".Quando Laura me l'ha detto, non ci volevo credere. Avrei voluto dire cose pessime e ingiuriose sulla sua pseudo amica, ma poi le ho chiesto solo: "Tu che cosa hai fatto? Cosa le hai detto?" e lei, sdraiata sulla nuova poltrona che ho comprato per la camera da letto, mi ha guardato quasi stupita e mi ha detto "L'ho compatuta! Si dice così, no? E non le ho detto niente; non ne vale la pena. E poi, mamma, ci sono dei tipi di persona che se tu li prendi di petto ti aggrediscono e ti rendono miserabile con le loro accuse false e ingiuriose e altre che invece subiscono, perchè noi adolescenti siamo fragili ora, mica come voi adulti, no? e ti fanno sentire più miserabile. Lei mi aggredirebbe se io le mettessi davanti la sua falsità e la sua bugiarderia e io non ho proprio voglia di litigare e aggredire; non mi interessa farlo. Ho capito che a me lei non interessa come persona perciò non ci spreco nemmeno il fiato. Solo ti chiedo una cosa, se possiamo, cerchiamo di evitarla, ok? Se non riesci a dire una bugia, lo faccio io e le dico che non voglio giocare con lei perché sono stanca, ok?"
Oh, beh, ok... Solo una cosa, mi chiedo, che concetto è questo? Che principio è? Non lo conosco, lo ammetto. È lodevole, questo lo capisco; è anche profondo, e pure questo capisco (soprattutto la parte della fragilità che mai ci avrei pensato..), ma non riesco a "vederlo" bene. Mi aiuti a farlo? Per una come me, che è abituata ad affrontare i problemi, tutti ma davvero tutti, con la discussione, la lite (anche l'insulto, ammettiamolo) lo scambio emotivo, con le persone che non sono d'accordo con me e con quelle che non capisco, non è per niente facile da concepire questo atteggiamento di "accettazione serena". Non lo capisco. Non è che non sia d'accordo, è solo che non riesco a "vederlo". Forse, dentro di me, c'è ancora lo spirito di vendetta nei confronti dei bambini liguri che, quando arrivai ad Arma, mi deridevano perché parlavo solo napoletano (anche a scuola, a Napoli, si parlava solo napoletano). Forse, dentro di me, c'è ancora lo spirito di vendetta che nutrivo nei confronti dei miei cugini che, quando li andavamo a trovare, al Vomero, ci mettevano in un angolo della loro cameretta perché eravamo poveri che più poveri non si poteva e perché parlavamo sempre napoletano. Non so, forse è per questo che non accetto la cattiveria dei bambini. Forse è per questo che non la voglio vedere perché, allora, dovrei accettare il fatto che pure mia figlia potrebbe diventarlo, in quanto tale. Io, però, spero solo una cosa. Quando mai la rivedrò, la pseudoamica, quando magari verrà a cena da noi, spero solo di riuscire a non farle vedere che, invece che darle da mangiare, le vorrei dare un pugno megagalattico su quella faccia da smorfiosa che si ritrova, una volta per tutte, per farle capire che se hai detto a una che lei è la tua amica, non ti puoi permettere di farle del male, per quante giustificazioni tu possa avere perché, quello che hai fatto, è stato davvero cattivo, insensibile e malefico.
Sono troppo protettiva con mia figlia? E chi non lo sarebbe?... Mmm, beh, a dire il vero, una cosa la potrei fare, però... potrei sputare dentro il suo piatto prima di servirglielo quando verrà a cena da noi... ma non ti dirò mai se l'ho fatto o no...
Quando diventa continente...
Azz! Mi si è bloccata la respirazione... Ed eccola che mi tira fuori l'ex golfino bianco che ora è rosa, l'ex pigiama bianco che ora è rosa, la mia ex mutandina bianca che ora è rosa... Una tragedia. Vedo un movimento dietro le tende della porta finestra del balcone e mi accorgo che mia mamma è dietro di lei, nascosta... allora dico: "beh, rassegnati Lalina, la nonna Anna è brava a fare queste cose!" e scoppio a ridere. Lei è ancora più incazzata e mi tira fuori il pezzo di sotto del suo pigiama che è di un fuchsia abbagliante e mi dice "tutto colpa di questo pezzo qua!".
mercoledì 7 ottobre 2009
Per una porta che si chiude...
A volte, durante le feste, si è davvero stanchi di andare a trovare tutti i parenti, fare il solito giro istituzionale degli auguri e delle solite pirlate da dire ed ascoltare. Io, invece, quando torno dai miei, emigrati nella ventosa terra di Liguria nel secolo scorso, non vedo l'ora di incontrarli tutti perchè a Milano, a volte, nonostante il marito, la figlia e gli amici, ci si può sentire davvero "soli". E ogni volta che vado da mia mamma o al ristorante di mio padre, io mi nutro, letteralmente, di loro e di quello che li circonda. E' proprio vero che tutti torniamo da dove veniamo. Quella volta volta delle porte è stata una delle più esilaranti e simpatiche. Eravamo andati a mangiare da papà con mia sorella e suo marito. In realtà, all'inizio, proprio non ne avevo voglia. Come in tutte le famiglie, c'era stato un momento di crisi e mi scocciava andare là e stare zitta a guardarci tutti in faccia, senza dirci niente di nuovo. A volte lo si fa per obbligo, morale o emotivo che sia, e questo mi rompe di brutto. Non amo fare le cose che non sento dentro. Comunque, inizia che già non c'era Gianni (mio cugino da parte di madre) al forno e invece c'era papà che stava preparando l'impasto per le pizze e smadonnava perchè Gianni era in ritardo, come al solito. Però c'era Vittorio (mio cugino da parte di padre) che stava apparecchiando i tavoli. A tratti caricava il bancone del bar (che vuol dire metterci dentro le bibite) e non capivo se parlava da solo o con Rosa la cuoca (marò, io uno più pazzo di lui non l'ho mai conosciuto) dato che continuava a parlare a voce alta proprio come faceva suo nonno (zio Vittorio). Io, ogni volta che lo fa, gli pizzico la schiena, scherzando, facendo finta di cercare il bottone del volume perchè glielo voglio abbassare. Vabbè, ho pensato, intanto faccio questo sacrificio e poi stasera me ne sto calma e serena a casa. Poi arriva Gianni e prende il posto di papà e io e mia figlia Laura stiamo là a guardarci come a dire "che pppalle", perchè mio padre non è uno di molte parole e non caga mai nessuno quando lo si va a trovare. Ma, proprio in quel momento, mio padre viene da me e con fare timido mi dice: "Rusinè, m'ò vuò fà o cartellone dò veglione?". Per un attimo non ho capito. Poi mi sono ricordata. Sono stata sempre io quella che faceva i cartelloni da appendere fuori dai suoi ristoranti. Sempre io quella che addobbava, diciamo, e creava il materiale marketing per attirare i clienti :-). Beh, perchè no, mi sono detta, almeno perdo qualche ora. Così ho preso i cartelloni, due pennarelli (uno rosso e uno nero, milanesità casuale per un ristorante napoletano...) e gli ho messo giù il cenone di capodanno. Ma un cartellone così fatto sembrava troppo poco e allora l'ho addobbato con pezzi di fili dorati tagliati dall'albero e altre decorazioni che avevo rubato in giro per il ristorante. Poi l'ho abbellito così tanto che tutti mi facevano i complimenti. Vabbè, mi sono detta, non ho perso la mano :-) 20 anni di ristorante sò serviti a qualcosa. Poi lo abbiamo appeso fuori, io e Max (mio cognato toscano doc), ed era così bello che ne ho fatto un altro da appendere sul portone dell'entrata. Beh, sono tornata indietro nel tempo, lo ammetto. Poi abbiamo mangiato, verso le tre, dopo che tutti i clienti erano andati via (e meno male che ne sono arrivati un pò, sennò papà avrebbe cominciato a menarla avanti e indietro, dicendo che non si fanno soldi, che la gente non spende più, che la crisi ha ucciso tutti, che solo i napoletani mangiano pure quando non hanno una lira)... e, così, solo per farlo contento... io mi sò fatta fare i gamberoni e gli spaghetti allo scoglio, tiè! Ma la cosa più bella è successa quando Gianni e Vittorio si sono presi a male parole (scherzose) mentre finivamo di mangiare. Fatto sta che, quando si mangia, la tele, nel ristorante, è sempre accesa e in quel momento stavano trasmettendo un programma su Berlino. Entrambi i miei cugini sono emigrati in Germania, con le rispettive famiglie, quando erano bambini ed entrambi sono tornati in Italia dopo la trentina. Ovunque io guardi, vedo solo gente che torna da dove è partita. Si cerca tutti di scappare per trovare situazioni migliori o perdere i propri dolori nell'oblio della novità, ma poi, si ritorna sempre da dove si viene. Se si riesce a scappare, materialmente, inevitabilmente, poi, si ritorna. Se non ci si riesce, con il cuore e con l'anima si è altrove e questo, davvero, è doloroso. Comunque, li avevo là, i miei ulteriori due esempi. Due persone diverse con esperienze diverse e racconti di vita diversi che erano tornati indietro. Vittorio commentava la trasmissione e diceva che Berlino è la capitale europea mentre Gianni lo denigrava dicendo che lui schifava la Germania e che semmai, lui avrebbe eletto Roma o Napoli come capitale europea... Marò, non l'avesse mai detto! Un bordello di parole e insulti che io, mio padre, mia sorella, mia figlia, la cuoca, mio cognato ci godevamo come se fossimo a teatro. Insomma, quei duei (come è tipico dei campani) si insultavano di brutto, ma ridendo... Noi schiantavamo dalle risate perchè un ciccianese e un sammartinese che si insultano in napoletano sò troppo divertenti... Si vedeva, in Gianni, la "sguaiatezza della provincia napoletana" mentre in Vittorio la "timida aggressività - se mi si consente e capisce - del contadino che sa le cose ma non le vuole dire perchè non ti reputa abbastanza intelligente". Peccato che non avessi la videocamera perchè, a un certo punto, senti Vittorio che dice "Giuà ma tu sì proprio 'gnurande!!! Ma Berlino tene à porta è Braddebburger!! Chellà là separa la Russia dall'Europa! Ma ò vuò capì cà Berlino sta cinquantann annanz arroma e à nàpulee???"
Al che, vedi Gianni che si erge su tutti i suoi 100 kg per 1 metro e 80 (quasi si vede il fumo che gli esce dalle narici, come i tori) e, con la mano che va avanti e indietro, lo senti urlare: "Ma tu che cazz stai ricènn, Vittò???!!! Ma cherè 'stà porte r'hamburger è soreta?! Nuje tenimm à Porta Capuana, Vittòòò!! Evvoglie verè io è cozze cà se magnano a Berlino, sott'à porta d'hamburger, chilli curnùt è tedesch!!!".
Marò, sto ancora ridendo adesso. Era tanto tempo che non vedevo mio padre scoppiare a ridere di cuore e godere di questi momenti.
Per l'ennesima volta, dopo tutti i parcheggi che mi fai trovare... Grazie, Dio!
Il ragù si gusta freddo...
La tavola imbandita mi affascina. Adoro apparecchiare. Adoro mettere i piatti e le posate al posto giusto. Abbinare i colori dei piatti con quelli della tovaglia. Quando preparo la tavola a Natale, finito tutto, faccio la fotografia prima che gli ospiti si siedano. E' bello. Sto attentissima a non mettere il pane capovolto. Mia mamma ci faceva due palle grandi quanto una mongolfiera se, inavvertitamente, lo capovolgevamo. Ora, non è Natale ma, io ci metto sempre la stessa cura. Mi piace. Arriva mia suocera, arrivano i cognati. I bambini fanno casino. E tutti a tavola a mangiare. Lui ricomincia. "Avete trovato parcheggio? Avete chiuso bene l'auto? In questo quartiere non ci si può più fidare. Troppi terroni, troppi extracomunitari. Bisogna trasferirsi fuori. Sono diventati i padroni delle nostre città. Lo sapete che hanno fatto sgomberare i sudamericani dalla montagnetta di San Siro?...." Mia suocera annuisce, attenta, e mugola qualcosa mentre un rivolo del mio ragù le cola giù per il mento. I bambini si sono impiastricciati tutti e sono troppo belli da vedere. Gli farei una foto. Lui continua "L'ho detto pure a lei. Ma non ne vuole sapere. Cosa ne dici, tesoro? Allora? Ce ne andiamo via da questo quartiere di merda?". Lo guardo, sorridendo e mi alzo. Sorrido anche agli altri mentre, ad ognuno, lentamente, tolgo i piatti vuoti che, fino a pochi minuti prima, contenevano i miei paccheri con il ragù. Mi fermo con la pila di piatti in mano e, mantenendo il mio sorriso a 32 denti, dico "N'ata vota? Ma à vuò firnì cu 'stu cacamient è cazz?? Ma te ne vuò ì affammocc pè favòr, tesorooo?". "Uh, Signur! Sei la solita terrona!". Si, oh si, oh siii. Ridendo, scappo verso il forno, tiro fuori la parmigiana e, mentre taglio le porzioni, penso: "Già, il ragù è più buono se si gusta freddo" ;-)
