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giovedì 3 dicembre 2009

La compatuta...

Lo trovo molto difficile. Faccio davvero tanta difficoltà a cercare di non vedere la cattiveria nei bambini. Non la sopporto. Non la voglio concepire. Non ci voglio credere e non ne voglio sentir parlare. La retorica sulla crudeltà dei bambini? Non ha mai avuto nessuna chance con me. Forse perché ne ho accuditi così tanti, che ognuno di loro è stato parte integrante della mia vita e perciò non posso vederli come esseri intenzionalmente cattivi. Non lo sopporterei. Una delle amiche di mia figlia, però, mi sta facendo ricredere su questa cosa e io, tra tutti i cambiamenti che occorrono in una vita normale, questo qua proprio non lo posso accettare. Posso accettare la piccola menzogna di Laura che, genietto sbadato quale è, si dimentica di fare merenda perché è troppo occupata a leggere libri sull'alchimia. Posso accettare che, nonostante le mie raccomandazioni, lei si dimentichi di piegare i vestiti sulla sedia prima di andare a dormire. Posso accettare che mi menta, occasionalmente, sull'essersi lavata i denti perchè la assillo giorno e notte su 'sta cosa. Non posso accettare, però che la bambina che si reputa tua amica dica una cosa davvero cattiva nei tuoi confronti mentendo, umiliandoti e facendolo, in più, proprio davanti a te. Tu torni a casa da me e ti sfoghi e piangi e io? Io cosa posso mai fare? Vorrei uscire, comprare un bazooka nella merceria sotto casa (mi immagino la faccia della signora quando glielo chiederei) e scaricarlo addosso alla perfida adolescente. Ecco, io, ora, la detesto. Io la prenderei a schiaffi e la sbatterei così tante volte sul muro che ne farei una carta da parati "ready to apply".
Quando Laura me l'ha detto, non ci volevo credere. Avrei voluto dire cose pessime e ingiuriose sulla sua pseudo amica, ma poi le ho chiesto solo: "Tu che cosa hai fatto? Cosa le hai detto?" e lei, sdraiata sulla nuova poltrona che ho comprato per la camera da letto, mi ha guardato quasi stupita e mi ha detto "L'ho compatuta! Si dice così, no? E non le ho detto niente; non ne vale la pena. E poi, mamma, ci sono dei tipi di persona che se tu li prendi di petto ti aggrediscono e ti rendono miserabile con le loro accuse false e ingiuriose e altre che invece subiscono, perchè noi adolescenti siamo fragili ora, mica come voi adulti, no? e ti fanno sentire più miserabile. Lei mi aggredirebbe se io le mettessi davanti la sua falsità e la sua bugiarderia e io non ho proprio voglia di litigare e aggredire; non mi interessa farlo. Ho capito che a me lei non interessa come persona perciò non ci spreco nemmeno il fiato. Solo ti chiedo una cosa, se possiamo, cerchiamo di evitarla, ok? Se non riesci a dire una bugia, lo faccio io e le dico che non voglio giocare con lei perché sono stanca, ok?"
Oh, beh, ok... Solo una cosa, mi chiedo, che concetto è questo? Che principio è? Non lo conosco, lo ammetto. È lodevole, questo lo capisco; è anche profondo, e pure questo capisco (soprattutto la parte della fragilità che mai ci avrei pensato..), ma non riesco a "vederlo" bene. Mi aiuti a farlo? Per una come me, che è abituata ad affrontare i problemi, tutti ma davvero tutti, con la discussione, la lite (anche l'insulto, ammettiamolo) lo scambio emotivo, con le persone che non sono d'accordo con me e con quelle che non capisco, non è per niente facile da concepire questo atteggiamento di "accettazione serena". Non lo capisco. Non è che non sia d'accordo, è solo che non riesco a "vederlo". Forse, dentro di me, c'è ancora lo spirito di vendetta nei confronti dei bambini liguri che, quando arrivai ad Arma, mi deridevano perché parlavo solo napoletano (anche a scuola, a Napoli, si parlava solo napoletano). Forse, dentro di me, c'è ancora lo spirito di vendetta che nutrivo nei confronti dei miei cugini che, quando li andavamo a trovare, al Vomero, ci mettevano in un angolo della loro cameretta perché eravamo poveri che più poveri non si poteva e perché parlavamo sempre napoletano. Non so, forse è per questo che non accetto la cattiveria dei bambini. Forse è per questo che non la voglio vedere perché, allora, dovrei accettare il fatto che pure mia figlia potrebbe diventarlo, in quanto tale. Io, però, spero solo una cosa. Quando mai la rivedrò, la pseudoamica, quando magari verrà a cena da noi, spero solo di riuscire a non farle vedere che, invece che darle da mangiare, le vorrei dare un pugno megagalattico su quella faccia da smorfiosa che si ritrova, una volta per tutte, per farle capire che se hai detto a una che lei è la tua amica, non ti puoi permettere di farle del male, per quante giustificazioni tu possa avere perché, quello che hai fatto, è stato davvero cattivo, insensibile e malefico.
Sono troppo protettiva con mia figlia? E chi non lo sarebbe?... Mmm, beh, a dire il vero, una cosa la potrei fare, però... potrei sputare dentro il suo piatto prima di servirglielo quando verrà a cena da noi... ma non ti dirò mai se l'ho fatto o no...

Quando diventa continente...

C'è una costante in mia madre che, in quanto tale, non è mai cambiata negli anni. Questa cosa mi ha sempre stupito. Una come lei, metodica, pignola, schematica, ordinata in maniera maniacale, (tutte cose che io non sono assolutamente) e grandissima rompipalle (questo si, lo sono), è capace di fare questa cosa, che tanto simpatica non è, da quando io mi possa ricordare e di non modificarla mai. A volte tremo, quando vado in vacanza da lei perchè so che, in un modo o nell'altro, nella mia valigia ci sarà qualcosa che non sarà più come è arrivato ad Arma. Poco fa Laura è venuta da me, che stavo sul terrazzo, con un'aria davvero arrabbiata e con in mano la bacinella dei panni da stendere. Mi guarda furiosa e mi dice: "a te piace il colore rosa?" io sbuffo pensando che, per l'ennesima volta, mi viene a rompere le scatole con quei suoi test allucinanti da adolescente e dico: "cheppalle Là, si, mi piace e mò che succede?" lei mi guarda con aria ancora più torva e risponde: "beh, allora ti piacerà che il mio golfino, quello bello bianco di cotone che dicevi che è stupendo perchè è l'unico golfino bianco che sei riuscita a trovare della mia taglia, ora è rosa!!!"...
Azz! Mi si è bloccata la respirazione... Ed eccola che mi tira fuori l'ex golfino bianco che ora è rosa, l'ex pigiama bianco che ora è rosa, la mia ex mutandina bianca che ora è rosa... Una tragedia.
Vedo un movimento dietro le tende della porta finestra del balcone e mi accorgo che mia mamma è dietro di lei, nascosta... allora dico: "beh, rassegnati Lalina, la nonna Anna è brava a fare queste cose!" e scoppio a ridere. Lei è ancora più incazzata e mi tira fuori il pezzo di sotto del suo pigiama che è di un fuchsia abbagliante e mi dice "tutto colpa di questo pezzo qua!".


Lo so, lo so... Mentre stendo la biancheria non riesco a capacitarmi del perchè metta assieme, non dico due colori, ma proprio tutti. C'è il nero, il rosso, il bianco, il verde... proprio tutti! Mi vengono in mente quelle file di biancheria stese tra una finestra e l'altra dei bassi di Fuorigrotta che sembrano tanto pittoreschi ma in realtà non lo sono. E poi penso che lei di Fuorigrotta non è ma campana si e che si vede che ce l'abbiamo nel sangue.
Ora capisco come mai io sia così precisa (questo si, e pure in maniera esagerata a volte) a separarmi la biancheria quando faccio le lavatrici. Sarà che mi ricordo ancora lo shock di quando, da ragazza, la sera uscivo con una cosa di un colore e qualche giorno dopo, uscivo con la stessa cosa ma di un colore decisamente diverso. Ora mi vien da ridere, però mi viene da pensare che, pur di non mischiare la biancheria da lavare, a volte, tengo i rossi dentro il cesto della biancheria per settimane fino a quando ne ho una quantità giusta da lavare. Mia mamma è decisamente atipica. Stanotte, subito dopo essere andate a letto, vengo svegliata da lei che sta bestemmiando. In realtà, il mio sonno stava già per spezzarsi perchè sentivo uno strano rumore "come di martellamento" venire dal piano di sopra. Allora dico: "ma cos'è 'sto rumore?" e lei, con voce rauca di rabbia mi dice: "'stì piezz è merd! Stann scupànn rint à cucina à chest'ora!" Mò, lo ammetto, per un momento mi sono chiesta che cacchio ci fosse da spazzare nella cucina dei vicini a quell'ora ma poi ho capito... Mentre lei lo diceva, quel rumore, decisamente ritmico e accompagnato dal cigòlio di molle di un materasso mi ha fatto capire. "Vabbè," ho detto "dagli 'na botta con la scopa sul soffitto così lo blocchi proprio nel momento giusto..." Pensavo di aver fatto una battuta che non avrebbe avuto nessun seguito e, invece, dopo qualche minuto, sento delle botte allucinanti scuotere il soffitto della camera di mia mamma che urla al cielo "Curnùùùùttt!!! à vuò firnì e rompère è pall à chest'ora????". Tra un pò mi veniva un infarto. Sai cosa ho fatto? Ho nascosto la testa sotto il cuscino mentre, con voce flebile dicevo, "brava, mò vai a letto sennò quello viene qua e solo dio sa dove te la ficca la scopa!!!" Beh, il rumore ha smesso :-) e tutti siamo tornati a dormire. Inclusa mia sorella e Max (suo marito) che si erano fiondati correndo fuori dalla cucina, dove stavano guardando la televisione, spaventatissimi perchè non avevano sentito il "rumore ritmico", ma la voce di mia mamma sì eccome.. e credevano fosse impazzita! Si, decisamente atipica. Beh, tanto, anche se non ci fossero i vicini a "volersi bene" lei una scusa per lamentarsi la troverebbe sempre. Magari che Pippo (il suo cagnolino pinscher) si sposta su e giù per il letto sopra le coperte quando dormono.
Non gli avesse dato il vizio di dormire con lei, dico io... Glielo regalammo sei anni fa perchè lei era depressa e non voleva mai uscire di casa e, con un cane da portare fuori, almeno quattro volte al giorno lo doveva fare, fosse solo per non vedersi la casa allagata e puzzolente... Beh, lei lo adora, ma continua a dire che è un cornuto perchè vuole sempre andare a fare la pipì e perchè il veterinario le ha detto che è malato "alla viscica". Ma si vogliono troppo bene e se non ci fosse lui, lei non avrebbe con chi prendersela, diciamocelo. E poi, sono così belli assieme. Uè! Ogni volta che qualcuno viene a casa e le fa un commento d'obbligo sul cane, lei gli dice che è malato alla "viscicale" e poi continua "chist è proprio 'nu curnùt, ma ce l'aggarb ì à matassa! si m'addeventa continente, ò jett àbbàsc dò second pian e pò virimm a chi sò piglia!" Bellissima! Lo voglio proprio vedere quando diventa continente!! ahahahah!!!

mercoledì 7 ottobre 2009

Per una porta che si chiude...


A volte, durante le feste, si è davvero stanchi di andare a trovare tutti i parenti, fare il solito giro istituzionale degli auguri e delle solite pirlate da dire ed ascoltare. Io, invece, quando torno dai miei, emigrati nella ventosa terra di Liguria nel secolo scorso, non vedo l'ora di incontrarli tutti perchè a Milano, a volte, nonostante il marito, la figlia e gli amici, ci si può sentire davvero "soli". E ogni volta che vado da mia mamma o al ristorante di mio padre, io mi nutro, letteralmente, di loro e di quello che li circonda. E' proprio vero che tutti torniamo da dove veniamo. Quella volta volta delle porte è stata una delle più esilaranti e simpatiche. Eravamo andati a mangiare da papà con mia sorella e suo marito. In realtà, all'inizio, proprio non ne avevo voglia. Come in tutte le famiglie, c'era stato un momento di crisi e mi scocciava andare là e stare zitta a guardarci tutti in faccia, senza dirci niente di nuovo. A volte lo si fa per obbligo, morale o emotivo che sia, e questo mi rompe di brutto. Non amo fare le cose che non sento dentro. Comunque, inizia che già non c'era Gianni (mio cugino da parte di madre) al forno e invece c'era papà che stava preparando l'impasto per le pizze e smadonnava perchè Gianni era in ritardo, come al solito. Però c'era Vittorio (mio cugino da parte di padre) che stava apparecchiando i tavoli. A tratti caricava il bancone del bar (che vuol dire metterci dentro le bibite) e non capivo se parlava da solo o con Rosa la cuoca (marò, io uno più pazzo di lui non l'ho mai conosciuto) dato che continuava a parlare a voce alta proprio come faceva suo nonno (zio Vittorio). Io, ogni volta che lo fa, gli pizzico la schiena, scherzando, facendo finta di cercare il bottone del volume perchè glielo voglio abbassare. Vabbè, ho pensato, intanto faccio questo sacrificio e poi stasera me ne sto calma e serena a casa. Poi arriva Gianni e prende il posto di papà e io e mia figlia Laura stiamo là a guardarci come a dire "che pppalle", perchè mio padre non è uno di molte parole e non caga mai nessuno quando lo si va a trovare. Ma, proprio in quel momento, mio padre viene da me e con fare timido mi dice: "Rusinè, m'ò vuò fà o cartellone dò veglione?". Per un attimo non ho capito. Poi mi sono ricordata. Sono stata sempre io quella che faceva i cartelloni da appendere fuori dai suoi ristoranti. Sempre io quella che addobbava, diciamo, e creava il materiale marketing per attirare i clienti :-). Beh, perchè no, mi sono detta, almeno perdo qualche ora. Così ho preso i cartelloni, due pennarelli (uno rosso e uno nero, milanesità casuale per un ristorante napoletano...) e gli ho messo giù il cenone di capodanno. Ma un cartellone così fatto sembrava troppo poco e allora l'ho addobbato con pezzi di fili dorati tagliati dall'albero e altre decorazioni che avevo rubato in giro per il ristorante. Poi l'ho abbellito così tanto che tutti mi facevano i complimenti. Vabbè, mi sono detta, non ho perso la mano :-) 20 anni di ristorante sò serviti a qualcosa. Poi lo abbiamo appeso fuori, io e Max (mio cognato toscano doc), ed era così bello che ne ho fatto un altro da appendere sul portone dell'entrata. Beh, sono tornata indietro nel tempo, lo ammetto. Poi abbiamo mangiato, verso le tre, dopo che tutti i clienti erano andati via (e meno male che ne sono arrivati un pò, sennò papà avrebbe cominciato a menarla avanti e indietro, dicendo che non si fanno soldi, che la gente non spende più, che la crisi ha ucciso tutti, che solo i napoletani mangiano pure quando non hanno una lira)... e, così, solo per farlo contento... io mi sò fatta fare i gamberoni e gli spaghetti allo scoglio, tiè! Ma la cosa più bella è successa quando Gianni e Vittorio si sono presi a male parole (scherzose) mentre finivamo di mangiare. Fatto sta che, quando si mangia, la tele, nel ristorante, è sempre accesa e in quel momento stavano trasmettendo un programma su Berlino. Entrambi i miei cugini sono emigrati in Germania, con le rispettive famiglie, quando erano bambini ed entrambi sono tornati in Italia dopo la trentina. Ovunque io guardi, vedo solo gente che torna da dove è partita. Si cerca tutti di scappare per trovare situazioni migliori o perdere i propri dolori nell'oblio della novità, ma poi, si ritorna sempre da dove si viene. Se si riesce a scappare, materialmente, inevitabilmente, poi, si ritorna. Se non ci si riesce, con il cuore e con l'anima si è altrove e questo, davvero, è doloroso. Comunque, li avevo là, i miei ulteriori due esempi. Due persone diverse con esperienze diverse e racconti di vita diversi che erano tornati indietro. Vittorio commentava la trasmissione e diceva che Berlino è la capitale europea mentre Gianni lo denigrava dicendo che lui schifava la Germania e che semmai, lui avrebbe eletto Roma o Napoli come capitale europea... Marò, non l'avesse mai detto! Un bordello di parole e insulti che io, mio padre, mia sorella, mia figlia, la cuoca, mio cognato ci godevamo come se fossimo a teatro. Insomma, quei duei (come è tipico dei campani) si insultavano di brutto, ma ridendo... Noi schiantavamo dalle risate perchè un ciccianese e un sammartinese che si insultano in napoletano sò troppo divertenti... Si vedeva, in Gianni, la "sguaiatezza della provincia napoletana" mentre in Vittorio la "timida aggressività - se mi si consente e capisce - del contadino che sa le cose ma non le vuole dire perchè non ti reputa abbastanza intelligente". Peccato che non avessi la videocamera perchè, a un certo punto, senti Vittorio che dice "Giuà ma tu sì proprio 'gnurande!!! Ma Berlino tene à porta è Braddebburger!! Chellà là separa la Russia dall'Europa! Ma ò vuò capì cà Berlino sta cinquantann annanz arroma e à nàpulee???"

Al che, vedi Gianni che si erge su tutti i suoi 100 kg per 1 metro e 80 (quasi si vede il fumo che gli esce dalle narici, come i tori) e, con la mano che va avanti e indietro, lo senti urlare: "Ma tu che cazz stai ricènn, Vittò???!!! Ma cherè 'stà porte r'hamburger è soreta?! Nuje tenimm à Porta Capuana, Vittòòò!! Evvoglie verè io è cozze cà se magnano a Berlino, sott'à porta d'hamburger, chilli curnùt è tedesch!!!".

Marò, sto ancora ridendo adesso. Era tanto tempo che non vedevo mio padre scoppiare a ridere di cuore e godere di questi momenti.

Per l'ennesima volta, dopo tutti i parcheggi che mi fai trovare... Grazie, Dio!

Il ragù si gusta freddo...

Lui entra in cucina con aria mesta e dice: "Che roba. E' diventato un quartiere di extracomunitari. Sarà meglio cercare casa altrove". Tu ti fermi un attimo, con il cucchiaio di legno in mano (la cucchiarella, come dice tua mamma), cercando di capire a quale velocità si potrebbe fiondare, questo simpatico strumento che sta con te da anni, se tu glielo lanciassi ora, giusto giusto nel centro della fronte, ammettendo di riuscire a mirare bene. Piccole gioie della vita. Sorridi, quasi ti scappa una risata e poi lo riaffondi nel ragù, che hai appena insaporito con un pizzico di sale, e gli dai una girata, mentre lui ricomincia. "Perchè ridi? Non c'è mica nulla da ridere. Mi hai sentito? Dicevo che non se ne può più. Che è un quartiere invivibile. Questa era zona residenziale, fino a poco tempo fa, e ora, eh?? Ora siamo in mano ai beduini. Allora? Che ne dici di cambiare casa?". Si, vabbè, fare il ragù è un'arte. Però, cheppalle... Tutti i napoletani parlano della poesia di De Filippo ogni volta che, per caso, esce fuori che hai fatto il ragù o che lo stai per fare e nessuno te la sa dire tutta a memoria. Per te, chi la cita, la deve sapere, sennò che te ne vanti a fare, di saperla?! Eppoi, il ragù mica si fa solo se sai quella poesia? Lui si siede a tavola, prende un giornale e va agli annunci immobiliari. "Toh, qua ce n'è una che potrebbe fare per noi: trilocale, 45 metri quadrati, cucina abitabile, ripostiglio, piano terra, Tortona. Non è tanto lontano da Milano, no? Costa 130.000 euro. Non è male, no? L'andiamo a vedere?". Ti sta sfidando, lo sai. Vedi nel suo sguardo la gioia del bimbo che ha iniziato a giocare. Oh, beh, perchè non dargli quello che vuole? No, devi far cuocere prima 'sto ragù sennò, domani, che servi a tua suocera? Si, il ragù lo fai il giorno prima. Non hai voglia di svegliarti presto, la mattina di domenica, per fare il ragù e poi, queste, sò cose da film di De Filippo, mica la dura realtà di una stanca impiegata napoletana che vive a Milano. No, proprio no. Eppoi, la poesia di De Filippo non la conosci e te ne fotti perchè il ragù lo fai a modo tuo, evviva la democrazia! 45 metri quadrati?? Cucina abitabile? Da chi? Dal criceto? Tortona? Oh, meglio non rispondere, davvero meglio. Sorridi e annuisci cercando di ricordare che vino hai usato per il ragù. Hai due bottiglie davanti, una di aglianico e una di chianti. Si, decisamente, aglianico. E' mezza vuota. Lo versi nel bicchiere e ne bevi un pò. Mmm, buono... Tu ci metti l'aglianico nel ragù. Una tua amica ci mette il dado. Orrore!! Griderebbe tua madre. Però è vero che gli dà gusto, non si può negare. Il profumo è buono. Lo assaggi, mentre lui riattacca. "Beh, certo che andare e venire da Tortona, tutte le mattine, sarebbe un casino per te. Però, si può fare un sacrificio, pur di andarsene via da questa città impazzita, no? Piena di terroni e di extracomunitari. Che dici?". Mmmm, ti è cascata la cipolla per terra. L'infido vegetale è rotolato dietro la cucina e ora ti devi abbassare fin là e acchiapparla. Gli sorridi e dici: "Oh, beh...". e ti tuffi a pesce. Non riesci a vedere e allunghi la mano. Wow! Ecco dove era finita la pallina antistress che avevi portato dall'ufficio!! Lui si avvicina e ti dà una pacca sul sedere. "Allora? Che ne pensi?" Ti alzi, sbuffi con gentilezza e poi dici: "Il ragù è pronto, sono le undici, spengo il fuoco e vado a letto. Ne parliamo domani, ok?". Lui mette su il broncio e risponde "Si, si... tu cerca sempre di evitare il discorso, se vuoi, ma prima o poi lo dovremo affrontare. Io non ci voglio più stare in questo quartiere di merda..."

La tavola imbandita mi affascina. Adoro apparecchiare. Adoro mettere i piatti e le posate al posto giusto. Abbinare i colori dei piatti con quelli della tovaglia. Quando preparo la tavola a Natale, finito tutto, faccio la fotografia prima che gli ospiti si siedano. E' bello. Sto attentissima a non mettere il pane capovolto. Mia mamma ci faceva due palle grandi quanto una mongolfiera se, inavvertitamente, lo capovolgevamo. Ora, non è Natale ma, io ci metto sempre la stessa cura. Mi piace. Arriva mia suocera, arrivano i cognati. I bambini fanno casino. E tutti a tavola a mangiare. Lui ricomincia. "Avete trovato parcheggio? Avete chiuso bene l'auto? In questo quartiere non ci si può più fidare. Troppi terroni, troppi extracomunitari. Bisogna trasferirsi fuori. Sono diventati i padroni delle nostre città. Lo sapete che hanno fatto sgomberare i sudamericani dalla montagnetta di San Siro?...." Mia suocera annuisce, attenta, e mugola qualcosa mentre un rivolo del mio ragù le cola giù per il mento. I bambini si sono impiastricciati tutti e sono troppo belli da vedere. Gli farei una foto. Lui continua "L'ho detto pure a lei. Ma non ne vuole sapere. Cosa ne dici, tesoro? Allora? Ce ne andiamo via da questo quartiere di merda?". Lo guardo, sorridendo e mi alzo. Sorrido anche agli altri mentre, ad ognuno, lentamente, tolgo i piatti vuoti che, fino a pochi minuti prima, contenevano i miei paccheri con il ragù. Mi fermo con la pila di piatti in mano e, mantenendo il mio sorriso a 32 denti, dico "N'ata vota? Ma à vuò firnì cu 'stu cacamient è cazz?? Ma te ne vuò ì affammocc pè favòr, tesorooo?". "Uh, Signur! Sei la solita terrona!". Si, oh si, oh siii. Ridendo, scappo verso il forno, tiro fuori la parmigiana e, mentre taglio le porzioni, penso: "Già, il ragù è più buono se si gusta freddo" ;-)